Accordo tra capitale e lavoro

By cloroalclero

Nella rassegna stampa, nessuno riporta un passaggio fondamentale del discorso di insediamento di Gianfranco Fini in qualità di presidente della Camera (ascoltate l’intero discorso).

Egli ha parlato sì della necessità di essere un parlamento costituente, della memoria condivisa, della piaga delle morti bianche, ma ha altresì parlato della “concordia tra capitale e lavoro” e dell’eliminazione dei conflitti tra queste due (contro)parti.
Il neo presidente con la faccia da tartaruga lampadata ha cioè fatto riferimento ad uno dei capisaldi del fascismo, una delle motivazioni che diedero luogo alla “camera dei fasci e delle corporazioni” : eliminare la lotta di classe, attutendo i conflitti attraverso un solo organo governativo: il tribunale del lavoro.
Questo provvedimento (1927) era la conseguenza della fascistizzazione del sindacato: furono infatti eliminati i sindacati autonomi, appartenenti ad organizzazioni politiche al di fuori del fascismo a favore di un unico “sindacato” governativo rappresentato dalle “corporazioni” dei singoli lavoratori, settorializzate per non fare numero e capeggiate da gente vicina al governo.
Ebbene: data la politica sindacale degli ultimi anni, direi che le premesse per inglobare CGIL, Cisl e Uil in un’ unica organizzazione legittimata (anche se magari rimarranno loro tre, nominalmente) a trattare i contratti col governo ci sono tutte.
Massimo D’Alema ha espresso che il discorso gli è piaciuto complessivamente, tranne per il momento in cui Fini ha evitato di parlare di antifascismo (che “aveva senso quando c’era il fascismo”-giusto eh) ed ha parlato, piu’ genericamente , di libertà. Chissà perchè invece al Massimo non è venuto in mente il fascismo quendo Fini ha parlato di questo, di aspetto della politica lavorativa del governo, che è piu’ di una dichiarazione programmatica. Ha preferito attenersi all’assenza di “parole” (cazzo, Fini non ha parlato di antifascismo!)
Un’ultima annotazione riguarda la moda, lanciata da Veltroni, di intercalare le contraddizioni di un discorso col “MA ANCHE”. Difatti se n’è apppropriato anche Fini: concordia tra capitale e lavoro MA ANCHE lotta alle morti bianche. Celebrazione dei valori dello stato laico MA ANCHE omaggio al pontefice in cui larghissima parte dei cittadini si riconosce.
Signore e signori: siamo in presenza della fenomenologia del governo contemporaneo: un neofascismo colorato di progressismo similsinistro (le riforme, ha detto Fini è necessario farle unitamente: maggioranza e opposizione), gestito da una logica di “impresa uber alles” , in cui i sindacati scelti tratterano in esclusiva i patti per la regolamentazione del lavoro. In modo che il capitale stia sereno, in accordo col lavoro che sfrutta.

ps invito l’utenza a confrontare i programmi di governo (anche quello elettorale dell sinistra) con la carta del lavoro fascista. La costruzione di uno stato in cui il peso delle rivendicazioni delle classi lavorative sia nullo corrisponde al medesimo progetto. L’elemento innovativo è la “rinascita democratica” secondo la parola di Licio Gelli.
Siamo dentro la storia, ragazzi… 8-)

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Una Risposta a “Accordo tra capitale e lavoro”

  1. Andras Dice:

    Bravissima!

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